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E-voting svizzero ha problemi di affidabilità: analisi tecnica

da Il Disinformatico, in blog di Paolo Attivissimo, giornalista informatico e cacciatore di bufale

Secondo la ricerca pubblicata poco fa da Sarah Jamie Lewis, Olivier Pereira e Vanessa Teague (OpenPrivacy, UCLouvain e University of Melbourne), il sistema di voto elettronico svizzero proposto da SwissPost e oggetto di un test pubblico di sicurezza ha delle falle notevoli.

Sarebbe infatti possibile creare una “manipolazione dei voti non rilevabile”“nel sistema SwissPost, i voti elettronici cifrati devono essere rimescolati per proteggere la riservatezza del singolo voto. Ogni server che rimescola i voti dovrebbe dimostrare che l’insieme di voti in ingresso che ha ricevuto corrisponde esattamente ai voti diversamente cifrati in uscita. Questo ha lo scopo di fornire un equivalente elettronico dell’uso pubblicamente osservabile di un’urna fisica o teca trasparente”.

I ricercatori forniscono “due esempi di come un’autorità che implementasse o amministrasse un server di rimescolamento potrebbe produrre una trascrizione che viene verificata perfettamente mentre in realtà i voti vengono manipolati.”

Aggiungono inoltre che nella loro analisi “nulla suggerisce che questo problema sia stato introdotto intenzionalmente. È totalmente compatibile con un’implementazione ingenua di un protocollo crittografico complesso da parte di persone con buone intenzioni che non hanno una piena comprensione dei suoi assunti di sicurezza e di altri dettagli importanti.”  

In questo flusso di tweet, Sarah Jamie Lewis osserva che SwissPost ha dichiarato che si tratta effettivamente di un difetto e che lo si sapeva sin dal 2017, ma che Scytl (società partner del progetto) non l’aveva corretto. Ora SwissPost ha annunciato la correzione.

Si potrebbe dire che lo scopo del test pubblico del sistema di voto elettronico sia stato parzialmente raggiunto: evidenziare eventuali lacune prima che venga utilizzato. Ma è importante sottolineare che è stato raggiunto grazie al fatto che questi ricercatori non hanno rispettato i paletti inaccettabili di riservatezza proposti dal test, che richiedevano ai partecipanti al test di sottoscrivere un accordo di non pubblicazione salvo approvazione da parte di SwissPost.

La domanda, a questo punto, è come mai questi difetti del software di voto sono stati scoperti e corretti soltanto oggi, dopo anni, e da tre ricercatori esterni che si sono chinati per qualche giorni sulla questione, invece di essere rivelati dalle ripetute verifiche interne di SwissPost e Scytl. E soprattutto quanti altri errori attendono di essere scoperti.

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