Il voto elettronico della discordia in India e Stati Uniti

di E.Somma (crvd.org) – 12/09/2018

India e Stati Uniti: due paesi molto diversi ora uniti da un comune avversario. Nella prossima tornata elettorale (a Novembre 2018 in USA e ad Aprile o Maggio 2019 in India) i riflettori si sono accesi così tanto sul processo elettorale da essere diventato un tema caldo di scontro politico. Ragioni molto differenti portano gli indiani e gli statunitensi ad occuparsi dei propri seggi elettorali, un argomento che raramente entra nello scontro  tra partiti.

Oggetto della contesa: il voto elettronico considerato inadeguato, poco efficace e pericoloso per la democrazia.

Image result for india voting machine

Negli Stati Uniti è stato accertato che nella scorsa tornata elettorale gli hacker militari russi sono penetrati nei sistemi del funzionari elettorali e nei produttori di macchine elettroniche di voto.

Dopo quasi vent’anni dall’introduzione In India di un sistema di voto elettronico imposto da governo la contestazione non è più limitata a piccoli gruppi di tecnologi ma ha contagiato le agende politiche di tutti i partiti dell’opposizione che sono adesso uniti a chiedere la revisione del processo elettorale elettronico.

I sistemi elettorali basati su computer di India e Stati Uniti sono accusati di essere un colabrodo tecnico, un incubo democratico e, quel che è peggio, killer impossibili da inchiodare alle proprie responsabilità, perché non lasciano tracce del crimine.

Sotto accusa sono le macchine di voto tecnicamente chiamate DRE (a registrazione diretta elettronica), ovvero che trasferiscono la scelta dell’utente direttamente nella memoria dei computer e non producono un oggetto fisico tangibile nel processo.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti la situazione del sistema elettorale è quantomai variegata perché, per tutte le elezioni non solo quelle locali, i sistemi elettorali dipendono dai singoli stati che hanno l’assoluta autonomia di scegliere il modello e il procedimento, all’interno di regole federali abbastanza lasche.

Di conseguenza in ogni stato, e sono cinquanta, può esistere un sistema e un procedimento elettorale differente dagli altri. Gli stati sono, comprensibilmente, molto gelosi di questo privilegio e impediscono attivamente al governo federale di entrare in questo tema, che non è appannaggio del governo centrale.

Fallimenti molto evidenti hanno permesso quel po’ di uniformità esistente e, recentemente, è stata la debacle elettorale del 2006 a imporre all’attenzione dei media lo stato pietoso di alcuni processi elettorali. Questa disattenzione sul processo di voto aveva potuto determinare risultati inattesi (e talvolta impredicibili) in quegli stati in cui il risultato era in bilico per pochi voti.

Il governo federale attivò quindi un programma (ad adesione volontaria) denominato Help America Vote, per rinnovare gli obsoleti sistemi di voto in uso in molti stati. Storicamente questo programma arrivò in una fase molto primordiale della ricerca sul voto elettronico, e probabilmente contribuì a generare un’adesione entusiastica e poco meditata all’uso dei computer nelle operazioni di voto, Le condizioni del processo elettorale negli Stati Uniti sono sempre state molto orientative, se confrontate con quelle delle democrazie europee.

In molti stati americani si può votare via posta senza alcun controllo dell’identità del votante, e le truffe elettorali sono all’ordine del giorno e anche se sono punite molto duramente si fa poco per prevenirle.

A dispetto della bassa qualità e della poca protezione dalle truffe. il sistema funziona (o almeno si dice che funzioni) per la semplificazione dovuta alla legge elettorale (che si mantiene inalterata da qualche centinaio di anni) e per il senso civico dei votanti  che, d’altro canto, non affollano le liste elettorali.

Nel 2000 quindi gli americani mandarono in soffitta i vecchi sistemi elettromeccanici che furono sostituiti da computer di voto (electronic voting machine, EVM). Non si decisero standard uniformi ed ogni stato percorse la strada dell’acquisto in autonomia.

La storia del voto elettronico negli Stati Uniti è costellata da storie d’orrore tenute assieme dalla costante cifra distintiva dei governi che adottano il voto elettronico: la negazione dell’evidenza del fallimento e la chiusura ad ogni sano confronto con la realtà dei fatti.

La recente storia degli hacker russi penetrati nei computer dei funzionari delle commissioni elettorali e dei fornitori delle macchine di voto ha però scoperchiato il coperchio e aumentato la pressione dei media e del Congresso. Una nuova Help America Vote Act è stata promulgata per adeguare il sistema di voto con l’obiettivo di rendere quantomeno i sistemi elettorali dei singoli stati quantomeno verificabili. Questo si concretizza con la pretesa di avere quantomeno la produzione di ricevute cartacee per la verifica dei voti (in gergo denominate VVPAT, voter-verifiable paper audit-trail).

Su questa richiesta, iniziale ma inderogabile, si sono allineate gran parte delle organizzazioni americane per la tutela dei diritti civili e digitali (tra cui ACLU e Electronic Frontier Foundation).

L’obiettivo non espresso di molte organizzazioni contrarie tout-court al voto elettronico è quello di sostenere che con l’introduzione dei VVPAT il costo del sistema elettorale basato su macchine elettroniche diventa di gran lunga superiore a quello del voto cartaceo, senza fornire inoltre le stesse garanzie. 

India

In India la situazione è diametralmente opposta agli Stati Uniti. È il governo centrale ad aver imposto fin dagli anni 2000 le macchine di voto con caratteristiche predefinite e molto stringenti. sviluppate internamente al governo. Realizzate a bassa tecnologia, si basano su due unità: un corpo centrale che contiene l’unità di registrazione e comunicazione che è connesso ad una piastra esterna dove un sistema di pulsanti e luci permette di raccogliere il voto dell’utente e dargli conferma della registrazione. Protetto da ogni manipolazione, il software è realizzato in modo da essere registrato su un chip OTP (One Time Programmable) impossibile da alterare, non connesse in alcun modo alla rete né attraverso cavi né wireless che rendono (secondo gli sviluppatori) impossibile ogni corruzione dei dati. Il software è realizzato in-house dal governo attraverso un gruppo selezionato di ingegneri del Ministero della Difesa e del Ministero dell’Energia Atomica, senza alcuna forma di outsourcing o contratti esterni.

Il codice sorgente del programma è mantenuto segreto e non condiviso al di fuori del gruppo di sviluppo. L’hardware è invece prodotto dalla Bharat Electronics e dalla Electronics Corporation of India, industrie belliche, attraverso un pantagruelico contratto  di oltre 40 milioni di dollari affidato (con qualche ombra) dalla Commissione Elettorale Nazionale (il costo di ciascuna macchina è stimato in 150$ e il numero totale di macchine acquisite è quindi 300.000). Sono stati prodotti test funzionali e piani di qualità della produzione e test di performance. In più di un’occasione le macchine sono state messe a disposizione, in ambienti controllati, dei partiti per l’analisi e la verifica e nessuno è mai stato in grado di riscontrare difetti, sebbene alcuni attivisti abbiano mostrato in TV una macchina (dichiaratamente rubata allo stock della Commissione Elettorale) opportunamente riprogrammata per registrare voti differenti da quelli mostrati all’elettore.  Il sistema indiano non prevede la stampa delle schede cartacee se non per una frazione di circa il 5% delle schede votate, che però non sono comunque prese in considerazione in forme di verifica a posteriori.

Nonostante questa situazione completamente controllata centralmente e con una relativa semplicità dovuta ai contratti governativi con fornitori privati legati a commesse pubbliche di natura militare, fin dalla loro introduzione, le macchine di voto indiane hanno sollevato, oltre che vespai di polemiche tra i vari partiti, una notevole conflittualità giudiziaria tra i partiti di opposizione e la commissione elettorale nazionale indiana. 

Nel 1984, la Corte Suprema dell’India ha dichiarato che l’uso di macchine per il voto elettronico nelle elezioni era “illegale”, in quanto la Legge sulla Rappresentanza del Popolo non consentiva l’uso di macchine per il voto nelle elezioni. Nel 1989, la legge R.P. fu modificata incorporando la sezione 61A. Tuttavia, questo emendamento afferma che le macchine per il voto “possono essere adottate in tali circoscrizioni o nelle circoscrizioni che la Commissione elettorale può determinare tenendo conto delle circostanze di ciascun caso”. Violando quindi le disposizioni della Legge sul RP, la Commissione elettorale ha condotto nel 2004 e nel 2009 elezioni generali a livello nazionale con l’uso esclusivo delle macchine per il voto elettronico. Molti esperti legali affermano che, seguendo la sentenza della Corte Suprema del 1984, le elezioni parlamentari del 2004 e 2009 potrebbero essere ritenute illegali.

Si può certamente affermare che l’imposizione delle macchine di voto, a quasi vent’anni dalla loro prima introduzione, non è riuscita a convincere l’elettorato indiano, al punto che quest’anno il tema della manipolazione delle macchine da parte del governo in carica è rientrato potentemente come tema elettorale sottoscritto, questa volta, da tutti i partiti dell’opposizione che stanno chiedendo a gran voce quantomeno l’introduzione della stampa obbligatoria di tutte le schede votate per un successivo controllo.

La Commissione Elettorale Nazionale è contraria all’introduzione delle schede di controllo (VVPAT) in modo generalizzate, ben sapendo che questa misura avrebbe un costo intollerabile in un sistema elettorale come quello indiano. Intanto l’accettazione del voto elettronico cala sempre di più 

Conclusioni

Indiani e statunitensi chiedono l’introduzione delle schede di controllo per la verifica cartacea post-voto, ma è ben chiaro che questa contestata contromisura è solo un passaggio tattico per far prendere coscienza al più vasto pubblico che gli attuali sistemi di voto non siano solo insicuri ma siano soprattutto antieconomici se solo si evitasse di trascurare requisiti fondamentali nella loro costruzione. 

È il motivo per cui in Germania dopo la sentenza della Corte Costituzionale che imedisce l’adozioni di sistemi di voto elettronico che non abbiano le stesse caratteristiche di verificabilità “ad occhio nudo” ed ispezionabilità da parte dei cittadini “senza nessuna conoscenza tecnica”, di fatto il voto elettronico è sparito.

Ed è anche il motivo per cui in Brasile, per contrastare i critici del voto elettronico messo in campo dal governo, il Brasile sospende l’uso di tutte le schede cartacee di verifica del voto DRE e il tribunale superiore del paese equipara i critici di e-voting con i teorici della cospirazione.

Riferimenti

  • New York Times:  Gli sforzi di hacking delle elezioni russe, più ampi di quelli precedentemente noti, ottengono poca attenzione
    https://www.nytimes.com/2017/09/01/us/politics/russia-election-hacking.html
  • New York Times: il mito di una macchina di voto a prova di hacker
    https://www.nytimes.com/2018/02/21/magazine/the-myth-of-the-hacker-proof-voting-machine.html
  • I nuovi modelli di macchine di voto indiano:
    https://www.hindustantimes.com/india-news/new-tamper-proof-electronic-voting-machine-launched-by-election-commission/story-sOqFe2oywodT8lZKzwRM9O.html
    https://www.thehindu.com/news/national/a-look-inside-the-electronic-voting-machine/article23036380.ece
  • Come possono essere manipolate le macchine di voto indiano:
    https://www.ifp.co.in/page/items/4903/4903-how-can-electronic-voting-machines-evm-be-manipulated/
  • Contratti indiani per l’acquisto di macchine di voto
    http://www.rediff.com/news/report/election-commission-awards-evm-contracts-to-ecil-bel/20140306.htm
    https://indianexpress.com/article/business/companies/electronics-corp-bharat-electronics-get-evm-contracts/
  • Gli scienziati di un’università americana dicono di aver sviluppato una tecnica per hackerare le macchine per il voto elettronico indiano.
    https://indiaevm.org/
  • Per contrastare i critici di voto elettronico, il Brasile sospende l’uso di tutte le schede cartacee e il tribunale superiore del paese equipara i critici di e-voting con i teorici della cospirazione.
    https://arstechnica.com/tech-policy/2018/06/in-a-blow-to-e-voting-critics-brazil-suspends-use-of-all-paper-ballots/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *